Mi chiedo…L’AI è il nuovo Instagram?
Per anni abbiamo aperto Instagram senza nemmeno rendercene conto.
Cinque minuti in fila alla cassa.
Una pausa caffè.
Uno sguardo veloce alle notifiche che, puntualmente, diventava mezz’ora di scrolling.
(personalmente mi sono disintossicata dai social da molti anni… 😉)
Oggi ho l’impressione che stia succedendo qualcosa di molto simile.
Solo che, al posto di Instagram, c’è l’intelligenza artificiale.
Non sappiamo qualcosa? Chiediamolo a ChatGPT.
Dobbiamo scrivere una mail? Chiediamolo a ChatGPT.
Dobbiamo prendere una decisione? Chiediamolo a ChatGPT.
Dobbiamo trovare un’idea per un progetto? Ancora…ChatGPT.
E attenzione. Non sto dicendo che sia sbagliato, anzi.
Utilizzo spesso l’intelligenza artificiale e credo che rappresenti una delle innovazioni più interessanti degli ultimi anni.
Quello che mi fa riflettere è altro.
Negli ultimi mesi ho visto nascere più designer, copywriter, marketer, consulenti e artisti digitali di quanti ne abbia incontrati negli ultimi dieci anni.
L’unica differenza è che, una volta, servivano anni di studio, gavetta, esperienza, errori, notti insonni e qualche inevitabile crisi esistenziale davanti a un progetto che non funzionava.
Oggi sembra bastare un abbonamento premium ed una connessione internet.
Non fraintendetemi…Non è la tecnologia il problema.
Il vero problema sono le persone che la utilizzano per fingere competenze che non possiedono.
Il problema non è l’ AI
Ogni volta che emerge una nuova tecnologia accade più o meno la stessa cosa: prima viene accolta come una rivoluzione, poi diventa una moda e infine si trasforma in uno strumento di lavoro.
Credo che l’intelligenza artificiale stia attraversando esattamente questa fase, ma il problema non è l’AI di per sé…
Il problema è il modo in cui alcune persone la utilizzano. O meglio, il modo in cui la utilizzano per apparire competenti in ambiti che in realtà non conoscono affatto.

Perché generare un immagine non significa essere designer.
Generare un testo non significa essere scrittori.
Generare una strategia non significa essere consulenti.
Significa utilizzare uno strumento, il che è molto diverso.
Chi lavora nella progettazione come la sottoscritta lo sa bene. Nel mio caso, dopo anni trascorsi tra modellazione 3D, rendering e sviluppo di progetti, ho imparato che ottenere una bella immagine è spesso la parte più semplice del processo.
La vera sfida è capire se quell’idea può essere realizzata, prodotta, modificata e migliorata.
Ed è proprio lì che iniziano le domande interessanti.
Essere professionisti significa saper risolvere problemi
Nel mio lavoro utilizzo software di modellazione e visualizzazione professionale da molti anni, e posso assicurare che la parte difficile non è quasi mai ottenere un’immagine accattivante.
La parte difficile è tutto quello che viene prima, e dopo.
Quando progetto un gioiello o sviluppo un prodotto in 3D, non mi viene chiesto semplicemente di creare qualcosa di bello: mi viene chiesto di trovare soluzioni, valutare materiali, rispettare vincoli tecnici.
Di correggere problemi che emergono durante il processo e, a volte, di modificare completamente una direzione progettuale dopo settimane di lavoro.
Perché quando il cliente dice:
“Mi piace, ma possiamo modificare queste proporzioni?”
oppure “Possiamo rendere questo prodotto realmente producibile?” l’AI non basta più.
A quel punto servono esperienza, conoscenza e capacità di ragionamento.
Ed è spesso in quel momento che emerge la differenza tra chi possiede una competenza e chi possiede semplicemente un software.
L’ AI sa moltissime cose. Ma non le ha inventate.

Una delle cose che più mi affascinano dell’intelligenza artificiale è la sua incredibile capacità di elaborare informazioni.
Può spiegare concetti complessi. Può collegare argomenti lontani tra loro.
Può riassumere libri, articoli e ricerche in pochi secondi.
Insomma può fare cose che, fino a pochi anni fa, sembravano fantascienza.
Eppure c’è un dettaglio importante che spesso viene dimenticato:
L’intelligenza artificiale non ha inventato la conoscenza, la conoscenza le è stata insegnata.
Dietro ogni risposta, ogni spiegazione ed ogni suggerimento esistono milioni di persone che hanno studiato, progettato, sperimentato, corretto errori e condiviso ciò che hanno imparato.
Dietro ogni risposta esistono professionisti, ricercatori, insegnanti, designer, ingeneri, artisti e tecnici che hanno costruito quel sapere nel mondo reale.
Forse anche per questo che, insegnano da anni software di modellazione e progettazione, continuo a credere che la conoscenza abbia un enorme valore.
Gli strumenti cambiano, le tecnologie evolvono, ma la capacità di comprendere davvero ciò che stiamo facendo continua ad essere il fondamento di qualsiasi professione.
In altre parole, il valore dell’AI nasce dal valore delle competenze umane.
Ed è proprio per questo che continuo a credere che le competenze rimangano fondamentali:
perché senza persone che imparano, creano e innovano, non ci sarebbe nemmeno nulla da insegnare alle macchine.
Quando smettiamo di ragionare
Forse il rischio più grande non è tanto che l’intelligenza artificiale pensi al posto nostro…
E’ che smettiamo di farlo noi.
Mi capita sempre più spesso di osservare una scena curiosa: un tempo, quando tra amici o sul lavoro emergeva una domanda, iniziava inevitabilmente una discussione.
Ognuno aveva una teoria.
Qualcuno ricordava un articolo. Qualcun altro portava la propria esperienza.
Si ragionava, a volte si litigava persino. Ma si costruiva un confronto.
Oggi, sempre più spesso, qualcuno prende il telefono e chiede all’AI.
Fine della discussione.
Fine del confronto.
Fine delle ipotesi.
E questa sì che la trovo una cosa molto triste.
Naturalmente non è colpa dello strumento, sarebbe come dare la colpa allo smartphone perché passiamo ore sui social.
Il problema non è ciò che utilizziamo, ma come decidiamo di utilizzarlo.
L’intelligenza artificiale dovrebbe aiutarci a ragionare meglio, non sostituire il ragionamento.
L’ AI come acceleratore, non come scorciatoia
Ed è proprio qui che, secondo me, l’intelligenza artificiale diventa davvero interessante.
Non come sostituto delle competenze, ma come acceleratore.

Personalmente utilizzo già l’AI in alcune fasi del mio lavoro: per organizzare informazioni, fare ricerca, esplorare idee iniziali e per velocizzare attività che, sino a poco tempo fa, richiedevano ore.
A volte mi ha stupita. Altre volte mi ha restituito risultati talmente assurdi da farmi chiedere se avesse davvero capito la domanda. Ed è proprio in questa fase che possiamo fare la differenza.
L’ AI non elimina la necessità di avere spirito critico, semmai la rende ancora più necessaria.
Quando si passa alla progettazione vera e propria, alla modellazione 3D o alla realizzazione di render professionali, il lavoro continua a chiedere le medesime competenze, esperienza e capacità di valutazione.
Per questo non credo che la domanda giusta sia: “L’AI sostituirà i professionisti?”
Credo che la domanda che dovremmo porci davvero sia: “Come possono i professionisti usare l’AI per lavorare meglio?”
Perché ne parlerò sempre di più
Negli ultimi mesi ho iniziato ad integrare l’AI in alcune fasi del mio workflow professionale.
Non per sostituire il mio lavoro, ma per renderlo più efficiente.
E proprio da questa esperienza nasce l’idea di sviluppare, nei prossimi mesi, alcuni workshop online e percorsi intensivi dedicati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel processo creativo.
Non per trasformarsi in designer, progettisti o professionisti in poche ore.
Per quello, fortunatamente, servono ancora studio, esperienza e pratica
(e anche i miei corsi professionali che sono stati ideati proprio per questo 😜).
L’obiettivo sarà capire come integrare questi strumenti in un processo creativo reale, fatto di progettazione, sviluppo di idee, modellazione, visualizzazione e problem solving. Perché è proprio nel lavoro quotidiano che questi strumenti mostrano il loro vero valore.
In conclusione:
credo che l’intelligenza artificiale rappresenti una delle tecnologie più interessanti degli ultimi anni.
Credo anche che sia stata circondata da aspettative spesso irrealistiche.
Non la considero una minaccia, non la considero una soluzione magica.
La considero uno strumento molto potente.
Se questo articolo ti è sembrato lungo, hai ragione. Ma a mia discolpa posso dire che non sono un’intelligenza artificiale:
ho ancora il brutto vizio di aggiungere sfumature, dubbi e ragionamenti invece di limitarmi a generare una risposta
🙃




