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CRONACHE DI UN CERVELLO CREATIVO
Storie, idee e ossessioni
di una designer con il vizio di osservare tutto.
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Ci sono storie che non finiscono mai in un manuale di design. Finiscono qui.
Cronache di un cervello creativo è una raccolta di curiosità, idee, ossessioni
e vicende che dimostrano quanto il mondo creativo possa essere geniale,
sorprendente e, ogni tanto, completamente fuori di testa.
Dall’arte al design, dai gioielli alla tipografia, qui troverai tutto ciò che
mi ha fatto fermare un attimo e pensare:
” Aspetta…questa la devo raccontare”.
CRONACA II
«Non è Comic Sans il problema. E’ dove avete deciso di usarlo»
Alzi la mano chi non l’ha mai fatto
Se hai lavorato almeno una volta con un grafico, un designer o un architetto, è successo.
Qualcuno apre un documento. Seleziona il testo. Poi compare lui.
Il Comic Sans.

Segue qualche secondo di silenzio, qualcuno sospira, qualcun altro si passa una mano sulla fronte…e c’è sempre quello che dice:
“No, ti prego…”
E, se nella stanza ci sono abbastanza designer, potresti persino assistere ad una piccola tragedia greca.
Ma la domanda è un’altra: perché?
Perché proprio Comic Sans? Perché non Arial, o Papyrus?
Perché un carattere tipografico è riuscito a diventare il cattivo più famoso del design?
La risposta è molto meno scontata di quanto sembri.
Tutto iniziò…con un cane.

No, non è l’inizio di una favola.
Nel 1994, il designer tipografico Vincent Connare, allora impiegato in Microsoft, stava osservando un software dedicato ai bambini chiamato Microsoft Bob.
Nel programma compariva un cane parlante.
Il problema? Parlava in Times New Roman.
Immaginate Batman doppiato da Piero Angela…tecnicamente impeccabile, certo, ma qualcosa non torna.
Connare pensò la stessa cosa.
Così aprì alcuni fumetti di The Dark Knight Returns e Watchmen, studiò il lettering dei balloon e progettò un carattere che sembrasse scritto a mano.
Nacque così il Comic Sans.
Il problema è che…
Comics Sans era perfetto, dico davvero.
Per i fumetti, per i bambini, per un software pensato per essere giocoso.
Effettivamente, Vincent Connare, a suo modo fu geniale.

Pensateci: un costume da dinosauro è perfetto per una festa a Carnevale.
Il vero problema nasce quando qualcuno decide di indossarlo durante un colloquio di lavoro.
Ed è proprio ciò che successe a Comic Sans.
Da font simpatico a celebrità indesiderata.

Nel giro di pochi anni iniziò ad apparire ovunque.
Curriculum.
Ristoranti.
Manifesti.
Cartelli stradali.
Presentazioni aziendali.
Comunicazioni ufficiali.
Persino… Lapidi.
Si, qualcuno ha davvero inciso Comic Sans su una lapide.
E da quel momento il povero carattere iniziò una carriera completamente diversa da quella per cui era nato.
Arriva internet. E non perdona.
Nel 1999 due designer fondarono il movimento Ban Comic Sans.

L’obiettivo era convincere il mondo a smettere di usare quel font nei contesti sbagliati.
Internet, come spesso accade, prese la palla al balzo.
Comic Sans diventò un meme, il simbolo del cattivo gusto, il font da non nominare.
Quello la cui visione bastava per far perdere dieci anni di vita ad un designer.
E se avessimo esagerato?
Ed è qui che la storia potrebbe cambiare ai vostri occhi.
Perché Comic Sans non è un brutto carattere.
E’ solo un carattere usato male.
Tutt’oggi, in ambito scolastico, molti insegnanti lo prediligono per i bambini che stanno imparando a leggere. Persino alcuni materiali dedicati alla dislessia hanno utilizzato font con caratteristiche simili proprio per la loro semplicità.
Quindi no, Comic Sans non è il male assoluto.
Nel design succede spesso: uno strumento diventa famoso non tanto per quello che è, ma per il modo in cui viene usato.
E’ successo con il Comic Sans. Ed è successo anche con il Vantablack, il famoso “nero più nero del mondo”, diventato protagonista di una delle vicende più assurde dell’arte contemporanea. Se non la conosci, ti consiglio di leggere Cronaca I – Quando un artista comprò un colore. Sul serio.
La vera lezione
Nel design esiste una frase che vale più di mille regole.
Il contesto è tutto.
Un carattere troppo serio ed elegante può essere un disastro su un volantino per bambini.
Comic Sans può essere una scelta perfetta… in un fumetto.
Esattamente come un completo da gala non è adatto per andare in spiaggia.
O almeno lo spero 😅!
🧠 Il cervello creativo di oggi si porta a casa questo…
Comic Sans non è diventato famoso perché era il font peggiore del mondo.
E’ diventato famoso perché è stato usato ovunque.
E forse questa è la vera lezione del design: gli strumenti raramente sono sbagliati.
E’ il modo in cui li usiamo a fare tutta la differenza.
Ti è piaciuta questa storia?
Questa è una puntata di Cronache di un cervello creativo, una raccolta di curiosità,
idee, aneddoti e piccole ossessioni che dimostrano una cosa: il mondo del design
è molto meno serio di quanto sembri.
(e, per fortuna, molto più divertente)



