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CRONACHE DI UN CERVELLO CREATIVO
Storie, idee e ossessioni
di una designer con il vizio di osservare tutto.
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Ci sono storie che non finiscono mai in un manuale di design. Finiscono qui.
Cronache di un cervello creativo è una raccolta di curiosità, idee, ossessioni
e vicende che dimostrano quanto il mondo creativo possa essere geniale,
sorprendente e, ogni tanto, completamente fuori di testa.
Dall’arte al design, dai gioielli alla tipografia, qui troverai tutto ciò che
mi ha fatto fermare un attimo e pensare:
” Aspetta…questa la devo raccontare”.
CRONACA I
«A volte un colore racconta molto più dell’artista che lo usa.»
Ci sono discussioni che dividono il mondo da sempre.
Ananas sulla pizza.
Il rotolo della carta igienica verso il muro o verso l’esterno.
Mac o Windows.
E poi ci sono quelle che nessuno si aspetterebbe.
Ad esempio: si può possedere un colore?

No, non sto parlando del blu del cielo o del verde dei prati. Parlo di un colore così nero da sembrare un buco nello spazio. Un materiale capace di assorbire quasi tutta la luce che lo colpisce.
Sembra fantascienza, invece è una storia vera.
E, come spesso accade nel mondo dell’arte contemporanea, è molto più assurda della fantasia.
Il nero che non sembrava nemmeno un colore
Nel 2014 un gruppo di ricercatori britannici sviluppò un materiale chiamato Vantablack.
Non è una vernice e non si tratta nemmeno di un pigmento.
E’ una superficie composta da milioni di nanotubi di carbonio così fitti da intrappolare quasi tutta la luce.
Il risultato?
L’occhio umano smette quasi di percepire forme e profondità. Un oggetto ricoperto di Vantablack non sembra più un oggetto.

Sembra un vuoto. Un errore della realtà.
Ed è probabilmente una delle cose più affascinanti create negli ultimi decenni.
Entra in scena Anish Kapoor

Qui la storia prende una piega decisamente interessante.
L’artista britannico Anish Kapoor ottenne l’esclusiva artistica per utilizzare il Vantablack.
Legalmente, nessun furto, nessun complotto…Semplicemente un accordo.
Ma il mondo dell’arte reagì più o meno come internet quando qualcuno dice che il Comic Sans è un bel font.
Molti artisti considerarono quella scelta profondamente sbagliata.
Perchè un colore – o qualcosa che gli assomiglia così tanto – dovrebbe appartenere a una sola persona?
Stuart Semple decise di rispondere
Con eleganza. Più o meno.
L’artista Stuart Semple creò il pigmento più rosa che riuscì a produrre.
E iniziò a venderlo online. A tutti.

Mise una sola ma rigidissima condizione: chi acquistava il colore doveva dichiarare di non essere Anish Kapoor
e soprattutto di non comprarlo per conto suo.
Sì, avete letto bene, la clausola esisteva davvero. (ecco un immagine che tutt’ora si trova sul sito di Semple, e che attesta quanto ho appena scritto 😅)

E internet, come prevedibile, se ne innamorò.
La vendetta continua
Kapoor riuscì comunque a procurarsi quel famoso rosa.
Pubblicò perfino una fotografia con il dito medio completamente ricoperto di pigmento.

Una risposta tanto semplice quanto eloquente.
Semple, invece di fermarsi, continuò.
Creo il Black 2.0.
Poi Black 3.0.
Poi altri pigmenti.
Sempre accessibili praticamente a tutti.
Sempre con la stessa filosofia:
“L’arte dovrebbe essere condivisa, non chiusa a chiave”.
Chi aveva ragione?
E la risposta che mi sentirei di dare è … E chi lo sa?
Da una parte c’è chi sostiene che Kapoor non abbia fatto nulla di sbagliato.
Ha semplicemente ottenuto una licenza esclusiva per un materiale tecnologicamente complesso, sviluppato con enormi investimenti.
Dall’altra c’è chi vede quella scelta come un simbolo dell’opposto di ciò che dovrebbe essere l’arte: condivisione, sperimentazione e libertà.
Personalmente?
Trovo molto più affascinante il fatto che due artisti abbiano trasformato una discussione tecnica in una delle rivalità più creative degli ultimi anni.
Niente conferenze stampa.
Niente dissing.
Solo…Pigmenti. (e parecchio sarcasmo).
Morale della storia
Ogni tanto pensiamo che la creatività significhi trovare la forma perfetta, il colore perfetto o l’idea perfetta.
Poi scopriamo che alcuni dei momenti più memorabili della storia del design e dell’arte sono nati da una domanda
apparentemente assurda:
“E se qualcuno decidesse di comprare un colore?”
La risposta è semplice. Può succedere.
E quando succede…il resto del mondo creativo trova sempre un modo ancora più creativo per rispondere.
Ti è piaciuta questa storia?
Questa è la prima puntata di Cronache di un cervello creativo, una raccolta di curiosità,
idee, aneddoti e piccole ossesioni che dimostrano una cosa: il mondo del design
è molto meno serio di quanto sembri.
(e, per fortuna, molto più divertente)


