Sono cresciuta in un appartamento che assomigliava più al set di Jumanji che a una casa normale.
Merito (o colpa) di mia mamma e della sua passione smisurata per le piante.
C’erano foglie ovunque, vasi tanto belli quanto improbabili, rampicanti che sembravano avere una loro agenda.
Lei mi diceva di parlare con le piante, di trattarle con cura e di non pensare mai che non capissero tutto quel che facevo per loro.
Non nego che, all’epoca, annuivo con scetticismo immaginando a quanto tempo mi ci sarebbe voluto per annaffiarle tutte in caso di sua assenza.
Oggi ho una playlist dedicata al rinvaso, parlo con le piante e, se le vedo un po’ giù di tono, le incito a resistere… Direi che la profezia si è compiuta.
Crescere in mezzo al verde mi ha insegnato una cosa che oggi riconosco anche nel mio lavoro: le piante non sono decorazione.
Sono presenza.
E una casa, prima ancora di essere bella, deve farti sentire a casa.
La pianta giusta fa design (quella sbagliata fa confusione)
C’è stato un periodo in cui le piante negli interni erano solo piante.
Angolo vuoto? Ficus.
Scrivania triste? Sansevieria.
Foto per Instagram? Monstera, ovviamente.
Oggi però qualcosa è cambiato:
la pianta non è più un riempitivo,
ma un vero elemento di progetto.
E quando è progettata bene, si vede.
La pianta giusta fa design (quella sbagliata fa confusione)
Non tutte le piante funzionano in tutti gli spazi.
E no, non è solo una questione di “gusto personale”.
Una pianta:
– dialoga con i volumi
– rompe o rafforza le geometrie
– aggiunge ritmo, non disordine
La pianta sbagliata, invece, fa l’effetto “l’ho messa li nell’angolo perché la zia me l’ha regalata a Natale“.
Qui entra in gioco il design: non la quantità di verde, ma la sua intenzione.
Quando il contenitore conta quanto la pianta stessa
Spesso il vero protagonista non è la pianta, bensì il vaso.
In effetti un buon vaso può definire lo stile dando peso visivo e rendendo credibile anche una pianta semplice.

Non a caso molti designer hanno lavorato su questo confine sottile tra natura e progetto.
Basti pensare agli iconici vasi di Ettore Sottsass, o alla pulizia formale di Jasper Morrison: oggetti che no urlano, ma restano.
Verde sì, ma progettato
Una pianta di design:
– non invade
– non chiede attenzione continua
– non è li “perché mancava qualcosa”
E’ lì perché ha un ruolo. Perché serve.
Serve ad ammorbidire un ambiente troppo rigido, dare profondità, rendere uno spazio vissuto e non finto.
Esattamente come un buon materiale o una luce ben pensata.
Le piante arredano, sì.
Ma soprattutto abitano.
Rendono uno spazio meno perfetto e più vero.
Meno vetrina e più rifugio.
E forse è anche per questo che, anche nel progetto più minimale,
un po’ di verde non stona mai:
ci ricorda che una casa non deve solo essere guardata.
Deve essere vissuta.




