giovedì, Gennaio 1, 2026
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I buoni propositi (ed altre forme di autoinganno socialmente accettate)

Ogni anno, a gennaio, succede questa cosa curiosa: improvvisamente tutti crediamo di poter diventare una versione migliore di noi stessi.
Più ordinata, più sportiva, più zen. Una persona che, a ben guardare, non abbiamo mai incontrato prima, ma che siamo convinti viva da qualche parte dentro di noi, probabilmente accanto al senso di colpa.

Gennaio è il mese del grande reset immaginario. Cambiamo agenda, compriamo quaderni nuovi, scarichiamo app che promettono di trasformarci in individui equilibrati entro fine mese.

E’ un po’ come quando in Harry Potter aspettano la lettera per Hogwarts: dentro sappiamo che non arriverà, ma ogni anno controlliamo comunque la cassetta delle lettere.

La realtà dei buoni propositi

I buoni propositi nascono sempre con ottime intenzioni e una pessima conoscenza della realtà. 

Promettiamo cose sensate, perfino nobili: mangiare meglio, dormire di più, leggere, fare movimento, respirare. Poi la vita fa quello che fa sempre: entra nella stanza senza bussare e si siede esattamente sopra la nostra nuova routine.

Le famosissime diete di Gennaio

E arriviamo al mio capitolo preferito: le diete di gennaio.

Diete che iniziano sempre di lunedì, possibilmente dopo l’Epifania, e finiscono misteriosamente intorno a giovedì sera.

Diete che prevedono solo cibi dal nome vagamente punitivo: detox, depurativo, miracoloso.
Tutto ciò che promette risultati rapidi e sofferenza emotiva immediata.
Sembra di essere in Rocky, ma senza la colonna sonora motivazionale e con una triste insalata al posto del pugilato.

La lista dei buoni propositi…altrui

E poi ci sono le liste dei buoni propositi degli altri.
Sì, quei post su Instagram o nei gruppi WhatsApp dove amici e conoscenti dichiarano, in tono epico, che quest’anno diventeranno più creativi, più spirituali, più produttivi, più tutto.

E tu resti lì, con il caffe in mano, a chiederti: “Ma chi glielo ha chiesto?”.
E’ come se la loro vita perfetta fosse un film che si ostinano a mostrare in anteprima, mentre tu sei ancora alle prove generali della tua scena del caffè.

E sì, il sarcasmo non basta: ogni elenco sembra scritto da un copy di catalogo motivazionale, con hashtag inclusi, pronto a colpire il tuo senso di colpa in pieno petto.

Traguardi di fine anno: la gara invisibile 


E come non citare i traguardi della fine dell’anno. 
Sì, quei video o post dove tutti mostrano elenchi di produttività, risultati sportivi, libri letti, cucine rinnovate e nuove ricette di smoothie energici.

Tu li guardi e pensi: “Ok, va bene…ma davvero dovevo sopportare tutto questo anche ieri sera alla cena di lavoro?”
E’ una gara invisibile che nessuno ha chiesto, ma tutti sentono l’obbligo di mostrare.

E se non partecipi, rischi di sembrare un po’…inutile.
(Tranquilli, non lo siete: state solo vivendo nel mondo reale, tra caffè, bollette e notifiche).

Un buon proposito più sensato

A questo punto, ogni tanto, qualcuno propone un buon proposito leggermente più sensato: investire nella propria formazione. 
Imparare qualcosa di nuovo, magari finalmente quel corso di 3D che continuiamo a rimandare (ogni riferimento è puramente casuale ovviamente!).

Ecco, questo è uno di quei propositi che assomiglia meno a una dieta e più ad una scelta consapevole. Un po’ come in Matrixnon promette che sarà facile, ma almeno ti fa vedere le cose per quello che sono. 
E, spoiler, la pillola rossa non fa dimagrire…però apre parecchie porte.😁

La verità sui buoni propositi

Il problema non è voler migliorare. Il problema è pensare che a gennaio diventeremo improvvisamente persone che si svegliamo felici per bere acqua tiepida con limone. Io, al massimo, posso aspirare a bere il caffè senza picchiare contro tutti i mobili presenti in cucina. E già li sarebbe un successo.
La verità è che i buoni propositi falliscono non perché siamo pigri o incoerenti, ma perché li formuliamo come se vivessimo un’altra vita.
Una vita con più tempo, meno pensieri, zero imprevisti e un sistema nervoso collaborativo.
In pratica, una vita da film. E nemmeno uno di quelli realistici: più tipo Mangia, prega, ama, ma girato senza jet lag, bollette e notifiche.

Ci dimentichiamo sempre che siamo già parecchio impegnati a essere quello che siamo: compagni di vita, genitori, lavoratori, creativi, insegnanti…insomma persone che provano a fare del loro meglio senza impazzire del tutto. 
A gennaio, invece, pretendiamo di migliorarci come se fossimo un progetto di ristrutturazione con budget illimitato e zero vincoli strutturali.
Spoiler: non funziona così.

Forse il punto non è smettere di fare buoni propositi, ma farli meglio. Prometterci cose più piccole, meno cinematografiche.
Non “cambierò vita”, ma “magari smetto di odiarmi se non mantengo tutto”.

Perché alla fine gennaio passa, come passa sempre.
Le diete si sciolgono come neve al sole, le app vengono dimenticate in una cartella del telefono, e noi restiamo qui:
imperfetti, stanchi, ma incredibilmente coerenti con noi stessi.
Che, tutto sommato, non è il peggior finale possibile.

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