Lo ammetto subito, così ci togliamo il pensiero: io amo il Natale.
Il Natale, per me, inizia a novembre
Tutto inizia a novembre, con le prime lucine ed un accennato “solo per vedere se funzionano”, finisce invece con la casa che sembra un incrocio tra un film americano anni ’90 e un negozio di decorazioni scandinave. E mi piace!
Quindi no, questo non è uno di quegli articoli che odiano il Natale per sport.
Però nemmeno uno zuccheroso, promesso.
I film di Natale non sono cinema, sono terapia collettiva
Il Natale è quella cosa strana per cui, improvvisamente, tutti diventiamo più buoni, più riflessivi, più inclini a guardare film che – diciamolo – durante l’anno non guarderemmo mai. Eppure eccoci lì, ogni dicembre, a rivedere sempre gli stessi.
Perché sì:
Una poltrona per due non è un film,
è un rito collettivo.
Il Grinch è praticamente una seduta di psicanalisi travestita da cartone animato.
Una promessa è una promessa ci ricorda che Arnold Schwarzenegger può fare anche il padre disperato in mezzo ad un centro commerciale.
Sono film imperfetti, prevedibili, a volte persino brutti…ma funzionano. Ogni singola volta.
Il vero spirito natalizio? Sapere che andrà tutto bene (almeno nei film)
Forse perché il Natale è anche questo: comfort emotivo. Sapere già come va a finire, sapere che qualcuno si redimerà, che tutto tornerà al suo posto entro i titoli di coda è piacevole.
Una cosa che, nella vita reale, non succede quasi mai.
E poi c’è lo spirito natalizio. Quello di cui tutti parlano e che nessuno sa definire davvero. Per me è fatto di dettagli: luci calde, candele accese anche quando non servono, tavole apparecchiate come se fossi il Grande Gatsby, libri lasciati in giro, musica di sottofondo che parte piano e poi all’improvviso stai cantando Last Christmas senza accorgertene. Succede.
Quando il Natale non è semplice ( ed è giusto dirlo)
Detto questo, sarebbe poco onesto non dirlo: il Natale non è semplice per tutti. Per molte persone è un periodo complicato, pieno di assenze che si sentono più forte del resto dell’anno. Mancanze che tornano a galla proprio quando il mondo sembra dirti che dovresti essere felice per forza.
Se per qualcuno il Natale è un momento delicato, va bene. Non c’è niente di sbagliato nel viverlo in modo più silenzioso, o nel volerlo attraversare senza troppe aspettative.
Anche per questo io lo anticipo così tanto. Riempire la casa di lucine è il mio modo per prendermi cura di qualcosa, o di qualcuno, o di un’idea di calore che non voglio perdere. E sì, probabilmente lo faccio anche per nostalgia…ma come dicevo prima, va bene così.
Il Natale non è fuori: è quello che ci portiamo dentro
Se devo dare un consiglio – uno solo, promesso – è questo: scegliete il vostro Natale. Che sia rumoroso o quieto, ironico o malinconico, pieno di gente o fatto di poche cose buone. Guardate i film che vi fanno stare bene (anche se li conoscete a memoria), decorate se vi va, non decorate se non ne avete voglia. Il Natale non dovrebbe essere una gara alla felicità.
C’era una cosa che mia mamma diceva spesso: che le persone più allegre sono quasi sempre quelle che nascondono le ferite più profonde. Quelle che sorridono forte, che tengono insieme tutto, che cercano luce anche quando dentro non ce n’è poi così tanta.
Forse è anche per questo che il Natale, per me, non è mai stato questione di quante cene fai in un fine settimana o quante palline appendi all’albero.
Il Natale dovrebbe essere qualcosa che nasce dentro, prima ancora che fuori. Un modo di prendersi cura, di ricordare, di stare. Anche in silenzio, se serve.
Poi certo, io il mio Natale lo riempio di lucine, candele e film visti mille volte. Perché ognuno trova il suo equilibrio come può, e il mio passa anche da lì.
E quindi sì, adesso torno a rivedermi L’Amore non va in vacanza. Per la ventesima volta. E no, non mi stanca mai. 🤗




